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venerdì 16 maggio 2008

E ce lo doveva dire la Spagna...??

La linea del nuovo governo per combattere l'immigrazione clandestina
provoca dure reazioni all'estero. E la commissione Ue: "Schengen non si tocca"

Immigrati, la Spagna attacca
"In Italia politica xenofoba
"

Da Tripoli Gheddafi accusa: "I paesi europei affondano i barconi di migranti"

ROMA - La Spagna giudica la politica italiana in materia di immigrazione xenofoba. L'attacco arriva per bocca della numero due dell'esecutivo Zapatero, Maria Teresa Fernandez de la Vega, le cui frasi sono riportate da El Mundo. Riferendosi agli arresti di massa, Fernandez de la Vega durante una conferenza stampa dice che "il governo spagnolo respinge la violenza, il razzismo e la xenofobia e, pertanto, non può condividere ciò che sta succedendo in Italia. La Spagna lavora a una politica dell'immigrazione legale e ordinata, che permetta il riconoscimento di diritti e doveri". Esistono, ha ricordato ancora, "meccanismi legali per arginare l'immigrazione clandestina. Sono questi i meccanismi da utilizzare, e non altri".

Le proposte del nuovo governo italiano in materia di sicurezza e di lotta ai clandestini all'estero suscitano reazioni dure. E da Bruxelles l'Unione europea dice no a ripristinare i controlli alle frontiere, anche se si prepara a introdurre i ''visti biometrici'', che conterranno le impronte digitali di tutti i cittadini. Lo dice il portavoce della Commissione riferendosi alla proposta del ministro degli Esteri Franco Frattini, che ha chiesto la revisione del trattato di Schengen e il controllo delle frontiere esterne.

''La Commissione non intende prendere iniziative né avviare studi per introdurre i controlli proposti dall'ex commissario Frattini. Quel che é certo invece è che - ha sottolineato il portavoce - i visti biometrici (registro delle impronte digitali in una banca dati europea, ndr) saranno adottati entro il 2009 con il via a 'Schengen 2'''.

Sulla lotta all'immigrazione clandestina interviene oggi anche il leader libico Gheddafi, che accusa i governi europei di pianificare la morte di centinaia di migranti africani, affondando i barconi che cercano di raggiungere il continente.

Parlando ad un incontro con i capi dei sindacati africani, Gheddafi non fa cenno in modo esplicito all'Italia, ma sottolinea l'esistenza di una "tragedia in pieno svolgimento: nel Mar Mediterraneo una guerra è stata mossa contro gli africani". L'Europa, aggiunge poi il leader libico, "vuole difendersi e impedire ai migranti di raggiungere le coste. Così, colpisce le loro barche e poi annuncia che tutte le persone a bordo sono morte. Talvolta, con il pretesto di soccorrere un barcone lo rovesciano, e ne fanno morire gli occupanti".

(da Repubblica.it)

lunedì 12 maggio 2008

Il lupo perde il pelo ma non il vizio!

Borghezio: «L'Islam moderato è una minoranza. Nuove moschee? Al 99% sono estremisti»

TORINO (11 maggio) - «E' importante parlare con l'Islam moderato, peccato che sia una minoranza». Lo ha dichiarato l'europarlamentare della Lega Mario Borghezio nel corso di un incontro, alla Fiera del Libro di Torino, dedicato al libro Dentro la moschea di Yahya Pallavicini, vicepresidente del Coreis (l'organizzazione delle comunità religiose islamiche in Italia). Borghezio ha parlato dei problemi relativi ai finanziamenti per la costruzione di nuove moschee: «Il problema esiste - ha affermato -. Ce ne sono già tante e quelle che ora vorrebbero costruire riguardano per il 99% estremisti».

E finalmente!

Roma, 9 maggio 2008 - "Sono pentito di aver indossato la maglietta anti-Islam. Spero sia un incidente chiuso". Così il ministro per la semplificazione legislatita Roberto Calderoli a "Panorama del giorno".

"Sono pentito di aver indossato la maglietta anti-Islam: era un messaggio di pace e di avvicinamento tra le religioni. Per me è una vicenda del passato che spero sia considerata un incidente chiuso", conclude il senatore del Carroccio.

(da la Stampa.it)

sabato 3 maggio 2008

La sinistra ed i movimenti islamisti

Nel mondo arabo-islamico, i raggruppamenti della sinistra ed i movimenti islamici, pur essendo divisi da differenti – ed a volte antitetiche – convinzioni politiche e ideologiche, sono uniti dalla comune appartenenza di classe della base popolare che li sostiene.

L’intellettuale libanese Fouad Mar’i traccia una rapida storia dei rapporti esistenti fra la sinistra e l’Islam politico, mettendo in evidenza affinità e divergenze sul piano ideologico, politico e sociale
Non è un caso che l’Islam politico abbia riempito il vuoto lasciato dalla sinistra dopo il crollo del sistema socialista. E non è un segreto che una parte dell’Islam “ufficiale e popolare” abbia contribuito ad accelerare questo crollo. Dal canto suo, l’ideologia comunista ostile alle religioni aveva fornito i necessari pretesti a tutti coloro che desideravano combattere la sinistra, al punto da mettere in difficoltà gli stessi alleati del sistema socialista all’interno dei movimenti di liberazione nazionale, come il regime del presidente Gamal Abdel Nasser in Egitto, il quale aveva scelto il fronte dei paesi non allineati. Questo elemento si era intrecciato con motivazioni interne che avevano fatto sì che in Egitto i comunisti venissero sbattuti in prigione insieme ai Fratelli Musulmani. Questi ultimi, d’altra parte, furono scarcerati soltanto nell’era di Sadat, il quale cercò di contrapporli alle correnti nazionaliste e di sinistra. Senonché la sua visita a Gerusalemme, e la firma del trattato di Camp David che sancì la pace con Israele, posero drammaticamente fine a questo tentativo. Il risultato fu infatti l’assassinio di Sadat, che però non giunse a cambiare l’orientamento del regime, ormai alleato con gli Stati Uniti. Tutto questo avvenne in una fase in cui si assistette a due importanti sviluppi: la caduta del regime dello scià in Iran, e l’occupazione dell’Afghanistan da parte dell’Armata Rossa.

Mentre infuriava la guerra Iran-Iraq, ed al culmine della contrapposizione fra Iran e Stati Uniti, la Guida della Rivoluzione Islamica, l’Ayatollah Khomeini, inviò un messaggio al leader sovietico Mikhail Gorbaciov in cui si affermava che il comunismo era “in punto di morte”, e si apprestava a finire “nella pattumiera della storia”. Tuttavia coloro che contribuirono a far sì che la profezia di Khomeini si avverasse furono gli “afghani arabi” (all’epoca dell’occupazione sovietica dell’Afghanistan, molti giovani arabi si erano riversati in Afghanistan per combattere sotto la bandiera del jihad, appoggiato e finanziato dagli Stati Uniti contro il nemico sovietico (N.d.T.) ). Dopodichè, le correnti nazionaliste furono spazzate via dalla scena araba ad opera delle correnti islamiche , mentre la sinistra araba assaporava il gusto amaro della sconfitta del sistema socialista a livello mondiale.

Ma cosa c’è di comune, e cosa c’è di diverso, fra gli islamici e le correnti della sinistra, al punto da portare a questo conflitto da cui trasse vantaggio un terzo protagonista, a scapito dei primi due?Cerchiamo di portare avanti questo confronto su tre piani, il piano ideologico, il piano politico-economico, il piano sociale e culturale.

Il piano ideologico Il contenuto ideologico e dottrinario di queste due correnti politiche differisce al punto da entrare in collisione in numerose questioni sostanziali, tuttavia la norma generale che governa il comportamento tali correnti le ha sempre spinte a far prevalere l’aspetto ideologico su quello politico nei momenti di ascesa, ed a fare il contrario nei momenti di difficoltà. Perciò, attualmente il tasso ideologico presso gli islamici è certamente molto più elevato rispetto a quello presente nelle correnti di sinistra. Queste ultime sono ormai impegnate a cercare dei punti fermi in un terreno insidioso e “pieno di sabbie mobili”, e dunque le preoccupazioni ideologiche hanno lasciato spazio a comportamenti più realistici e razionali. La loro disgrazia le ha (temporaneamente?) salvate dalla trappola dell’estremismo teorico in cui erano piombate nella fase di espansione della sinistra. Il paragone diretto fra l’ideologia della sinistra e l’Islam politico fa emergere delle differenze che è possibile superare solo attraverso il riconoscimento della necessità di trovare una convivenza. Tuttavia, entrambe queste correnti ideologiche sono state più o meno influenzate dai valori democratici affermati dall’Occidente capitalista. Questa valutazione ovviamente non si estende ai movimenti islamici nichilisti ed alla sinistra estrema.

Il piano politico-economico La sinistra parte dall’idea di uguaglianza e di giustizia sociale, e definisce i suoi programmi politici sulla base di questa scelta culturale. Da ciò deriva una serie di posizioni “di lotta” a proposito di numerose questioni: lo sfruttamento economico, le differenze di classe, lo spreco delle risorse, i danni causati all’ambiente, ecc.. I movimenti islamici, invece, guardano a queste questioni dal punto di vista della fede. Ma, così come all’interno della sinistra vi sono punti di vista differenti – e a volte contraddittori – sui dettagli delle diverse questioni, presso gli islamici vi sono sette e fazioni ciascuna delle quali ha il proprio punto di vista riguardo a concetti come l’uguaglianza, la giustizia, e le pari opportunità. Tuttavia, un denominatore comune culturale e di classe pone sia i movimenti islamici che le correnti della sinistra in opposizione alle forze della destra capitalista mondiale. Per questa ragione, le basi popolari di questi due raggruppamenti si intersecano, ed esplode la competizione fra essi non appena uno dei due, o entrambi, si sentono fuori pericolo. Vi è chi ritiene che la sinistra politica non riesca a governare poiché rappresenterebbe gli interessi di classi strutturalmente incapaci di governare da sole. Per questa ragione, la sua funzione si riassumerebbe nel compito di esercitare pressioni affinché vengano salvaguardati i suoi interessi, e si giunga ad un equilibrio politico e sociale che obblighi le classi dominanti a fare delle concessioni. I sostenitori di questa tesi affermano che questo è il massimo ruolo che la sinistra può arrivare a giocare. Alla tendenza delle correnti di sinistra a posizionarsi nel fronte dell’ “opposizione” fa riscontro una equivalente tendenza presso gli sciiti. Sia gli sciiti che le correnti della sinistra si basano sull’idea di “oppressione” e di “ingiustizia”, a cui bisogna opporre la protesta e la rivoluzione. La cultura islamica sunnita varia invece da paese a paese, e da gruppo a gruppo (con l’eccezione dei movimenti salafiti). Tuttavia, ciò che è accaduto negli ultimi anni nell’area siro-palestinese e nella penisola araba ha capovolto queste realtà, ponendo tutti i movimenti islamici – sunniti e sciiti – in un unico schieramento pronto a danzare al ritmo dei tamburi di guerra. La sventura ha gettato la sua ombra su tutti. In questo caos, la sinistra sembra più spaesata e meno rumorosa. Mentre era impegnata nella sua crisi interna, sono piombate sul suo capo sfide esistenziali che hanno a che fare con la sopravvivenza stessa delle società di cui fa parte.

Il piano socio-culturale E’ noto che i movimenti islamici diffondono un clima conservatore nelle società in cui vivono, mentre invece la sinistra esorta i suoi seguaci a liberarsi dai vincoli sociali. E’ nella sfera sociale che si manifestano i maggiori attriti fra la sinistra e gli islamici. Rientrano in quest’ambito questioni come il modo di vestire, la danza, il canto e la musica, i rapporti fra i sessi, il matrimonio civile, ecc., per arrivare a questioni di maggiore complessità come la libertà creativa, la libertà della critica e della ricerca. Ciò non significa che la sinistra tradizionale sia più tollerante dell’Islam intransigente per quanto riguarda le libertà. L’esperienza comunista, a questo proposito, è ancora fresca nel ricordo di molti. Tuttavia, quello che ci interessa in questa sede sono le possibilità di convivenza fra queste due controparti “litigiose”, nell’ambito di una stessa terra ed in determinate circostanze. L’esistenza di un nemico comune e tirannico, e di rivendicazioni sulle quali si registra una convergenza, aumentano le possibilità di una comprensione reciproca.

A questo punto l’interrogativo che si pone è il seguente: qual è la strada per realizzare quest’intesa, visto che entrambe le parti sono inesperte nelle pratiche democratiche? Sappiamo che si è verificato un passaggio dalle file della sinistra alle file dei movimenti islamici, in concomitanza con l’ascesa di questi ultimi. Ciò può essere spiegato con un cambiamento delle convinzioni ideologiche sullo sfondo di una comune appartenenza di classe. Più difficile è spiegare il passaggio di alcuni esponenti della sinistra nelle file della destra.

Oggi, forze internazionali e regionali si riuniscono contro i movimenti islamici e di sinistra. Questi ultimi, dal canto loro, fanno ricorso – ciascuno per proprio conto – alla loro base popolare. La sinistra soffre dell’erosione crescente della sua base popolare, che non le consente di giungere al potere. I movimenti islamici soffrono invece di un eccesso di popolarità che fa sì che il loro arrivo al potere sia fonte di problemi e di pressioni a livello internazionale. Entrambe queste correnti ideologiche si sono imbarcate su “malinconici bastimenti” alla volta del paradiso promesso, situato per gli uni sulla Terra, per gli altri in cielo. Quanto al loro comune nemico, esso ha diviso in un attimo la Terra in un Nord, dove si trova il paradiso, e in un Sud, dove si trova l’inferno.

(da Arabnews.it)

sabato 26 aprile 2008

Dubbi amletici

(dal Corriere del 26/04/07)

martedì 15 aprile 2008

Senza parole....

Alla domanda su cosa il prossimo governo intenda fare sulla sicurezza, il Cavaliere ha annunciato: "Chiuderemo le frontiere", e ha aggiunto che bisognerà potenziare i centri di permanenza per gli immigrati e aumentare poliziotti e carabinieri di quartiere. "Agenti di prossimità", li ha definiti Berlusconi, chiamandoli "l'esercito del bene che fronteggerà nelle strade l'esercito del male".

Sono una veggente?!

lunedì 14 aprile 2008

Grazie Italia!


Tutti coloro che hanno votato con ampio margine la Lega devono ritenersi responsabili in prima persona di ogni atto che lederà la sicurezza dei cittadini musulmani (italiani e non). Questo tipo di cose è sicuramente suscettibile di verificarsi visto che le tendenze xenofobe di molta parte della società italiana si trovano ora istituzionalizzate. Veramente la storia si ripete e non insegna nulla: dalla DC alla Lega! altro che Rialzati Italia! piuttosto stattene comoda a crogiolarti nella tua mediocrità!